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di Carlo Balestriere, direttore di Psicologia Applicata

L’altro ieri ho assistito ad una discussione surreale in un gruppo Facebook di psicologi.
Viene pubblicato uno screenshot di una loro collega, immortalata mentre avanza la seguente richiesta di lavoro:

L'immagine può contenere: testo

Ciao a tutti 🙂  Sono una Psicologa abilitata. Faccio anche la babysitter, l’animatrice, tutoraggio compiti e l’Assistente Educativo Culturale nelle scuole.
Mi propongo come babysitter, o aiuto compiti, per i mesi estivi in zona ****
Anche per impegni di singole giornate.
Ho referenze 🙂

Qualora foste interessati ad altre informazioni:

  • Non sono automunita
  • Non fumo
  • Ho 31 anni 🙂

Contattatemi in privato se interessati 🙂

___

Piccola parentesi: in fondo all’articolo do qualche suggerimento in chiave marketing su come avrebbe potuto promuoversi in maniera più efficace.
___

 

Proseguiamo con il racconto.

 

Si tratta quindi di un normale annuncio estivo, di quelli che vedi quasi sempre sotto Agosto dal momento che non tutti possono permettersi delle ferie, quindi restano a casa per racimolare dei soldi.
Lo fanno tutti: diplomati, laureati, avvocati, insegnanti abilitati, psicologi, sociologi.
E’ l’Italia del lavoro liquido, lo sappiamo tutti noi nati dopo gli anni ’80.

 

 

Apriti cielo.
L’indignazione causata dall’annuncio di questa povera psicologa è riassumibile con alcuni dei commenti che ha ricevuto da altri psicologi.

 

Commento n.1

Parere personale. Cerchi lavoro come baby sitter? Ok. Ma non ti presentare come psicologa perché si danneggia la categoria.

Oppure

Commento n.2

L’annuncio va male perché per proporsi per animatrice e cose così non serve anticipare che sei psicologa abilitata.  È questo il nostro problema che ci autosqualifica e squalifica la categoria.

 

 

Insomma, ritorna la sempreverde questione del DECORO DELLA PROFESSIONE.
Secondo una certa corrente di pensiero, è disdicevole che una psicologa si guadagni da vivere facendo altro, come ad esempio:

  • Tutoraggio
  • Babysitting
  • Educatore
  • Terapista ABA (per cui non è richiesta la laurea in Psicologia)
  • Impiegata (in qualsiasi luogo, dal supermercato alla segreteria, dall’erboristeria allo sportello bancario)
  • Ecc.

Secondo questa visione, se non riesci a inserirti nel mercato del lavoro come psicologo duro e puro full-time, sei da condannare, perché stai danneggiando l’immagine della professione.
Sei indecoroso e l’ideale sarebbe escluderti, affinché tu non possa essere accostato pubblicamente agli altri colleghi, svalutandoli.

 

 

[1.]  Di cosa non tiene conto questa visione

Questa corrente di pensiero, che immagino provenga da psicologi frequentatori dei salotti buoni della società, non considera le profonde differenze socio-economiche delle Regioni del Sud e del Centro-Nord.

Secondo i dati Eurostat 2018, nel nostro Paese ci sono differenze enormi tra regioni in termini di occupazione femminile: l’Emilia Romagna conta solo il 33,1% di donne disoccupate in età lavorativa (24-64 anni), mentre la Sicilia il 68,5%, più del doppio.
In Campania la percentuale di donne disoccupate è simile a quella siciliana: 68,1%.
In Calabria scende al 66,5% e in Puglia al 64,4%, ma la sostanza resta la stessa.

 

In virtù di questa profonda differenza tra Nord e Sud, con che coraggio ce la si prende con una psicologa che è costretta a fare lavoretti extra per sbarcare il lunario, poiché o fa quello o muore di fame?
Sotto Roma oppure nelle periferie del Centro-Nord è la norma, mettetevelo in testa.

Con che coraggio ci si arroga il diritto di dire agli altri come devono lavorare, pena l’esclusione dalla categoria:

  • volontaria (consigliando di nascondere il titolo quando si cercano altri lavori)
  • o coatta (tramite un eventuale ammonizione per il danneggiamento del decoro della categoria)?

 

 

[2.]  “Tutti gli psicologi sono uguali, ma alcuni psicologi sono più uguali degli altri” semicit. George Orwell

Francamente io sono stanco di questa retorica.

Chi decide cosa è decoroso o meno?  Per me tutti i lavori sono uguali.
L’idea che ci siano lavori (e quindi uomini) inferiori è una visione squisitamente classista.
Gli psicologi che fanno studio metà giornata (mentre nell’altra metà fanno gli educatori) sono meno psicologi e meno decorosi rispetto a chi lavora in ASL full time?  Certo che no.

 

Non posso fare a meno di chiedermi, dopo il tutoraggio, cosa finirà nella lista nera degli amanti del decoro.
La Psicopolizia del Decoro dell’Ordine, che qualcuno si auspica di vedere, se la prenderà con le psicologhe che fanno anche le segretarie part-time per pagarsi la Scuola di Specializzazione?
Poi verrà il turno degli psicologi che lavorano nei centri di riabilitazione inquadrati come terapisti ABA e non come psicologi?

 

Io non accetto lezioni sul decoro impartite da una persona che non ha mai vissuto nelle periferie o – peggio – al Sud.
Non accetto lezioni sul decoro da chi non conosce la storia individuale di chi posta un annuncio proponendosi per qualsiasi cosa, anche babysitter in piena Estate, pur di pagare le bollette.

 

Questo vuol dire ignorare il problema?  Certo che no.
E’ ovvio che dobbiamo lavorare affinché nessuna psicologa in futuro sia costretta a fare lavori extra per cui non prova piacere.
Tuttavia, si può raggiungere quell’obiettivo senza prendersela con chi nell’attesa deve arrangiarsi con lavori non convenzionali.

 

 

[3.]  Il mio parere su questa vicenda, una lettura in chiave marketing

Per me la ragazza ha sbagliato a promuoversi in questo modo.
Attenzione, però: il mio non è un giudizio morale, ma un consiglio.
Non c’entra nulla il decoro.

La psicologa ha pensato bene di proporsi in quanto tale, pur dichiarandosi disponibile per altre attività come tutoraggio e babysitting.
Comprendo il suo ragionamento: ha voluto sfruttare il fatto di essere una professionista sanitaria per differenziarsi dagli altri servizi di tutoraggio e babysitting svolti da diplomati o gente senza titoli.
Quello che avrei fatto io, però, è confezionare il messaggio in maniera più appetibile agli occhi dei genitori.

Ad esempio, non mi sarei limitato a pubblicizzare un banale servizio di ripetizioni private, quanto piuttosto un programma di studio che comprende sia le ripetizioni ordinarie (cosa per cui i genitori inizialmente sono disposti a spendere), sia l’utilizzo di esclusive tecniche di apprendimento e potenziamento cognitivo.
Questo è un valore aggiunto che solo una psicologa può offrire, a differenza di tutti gli altri diplomati che fanno ripetizioni.  Negare questo punto vuol dire non aver mai impartito e ricevuto lezioni private in vita propria.

Agli occhi del genitore, questo servizio acquista tutt’altro valore e quindi sarebbe anche disposto a pagare di più.
In marketing questa strategia si chiama “cross-selling” (vendita incrociata).
Con il termine cross-selling ci si riferisce “ad una strategia di vendita di un servizio (come quello psicologico) in più rispetto a quanto richiesto dal cliente, dopo aver consolidato e confermato la vendita del primo.”

Detto in soldoni: si intercetta il genitore che ricerca qualcuno che gli risolva il problema del “figlio che va male a scuola”, per poi fargli acquistare tutta una serie di servizi complementari di cui prima non era nemmeno a conoscenza.

 

Ed ecco come formulerei io l’annuncio:

Ciao a tutti 🙂  Sono una Psicologa ed ho appena lanciato nella zona **** un servizio di potenziamento delle abilità di studio con le migliori tecniche psicologiche.
L’obiettivo non è solo quello di aiutare nell’immediato i vostri figli con i compiti, ma renderli autonomi in futuro.
E’ possibile anche lavorare in singole giornate.

 

Notate la differenza?
Se nella versione precedente ci si poneva come passivi e subordinati, quasi come se si chiedesse per favore un lavoro, in questa nuova versione il professionista viene percepito come autorevole.
Ora si che si può dire con orgoglio di essere una psicologa.

Viene percepito come un servizio esclusivo che risponde ai desideri impliciti dei genitori, ovvero rendere in futuro il figlio autonomo nello studio.

Anche a livello di negoziazione si ha più potere contrattuale.
In una posizione del genere, lo psicologo può permettersi di chiedere un onorario superiore alla media dei normali tutor.

Ovviamente, se prometti un servizio del genere, vuol dire che sei in grado di offrirlo.
Penso, ad esempio, al metodo PQ4R di Thomas e Robinson e all’utilizzo di strumenti come l’AMOS 8-15 – Abilità e motivazione allo studio: prove di valutazione per ragazzi dagli 8 ai 15 anni.
Informazioni più accurate possono essere trovate in Imparare a studiare di Cornoldi e Abilità di studio di Sharpe e Muller.

 

 

Da Carlo è tutto, ci vediamo al prossimo articolo della rubrica “Professione Psicologo” su Psicologia Applicata.
Ringrazio Laura, psicologa della redazione di PA, che ha contribuito all’ultima parte di questo articolo.

 


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