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Dei single si dice di tutto.  Ormai vengono additati quasi quanto i vegani e gli omosessuali.
Si dice che chi sceglie di vivere un’esistenza da single e, peggio ancora, di non avere figli, sia “una persona molto egoista”.
Un egoismo che cela, sempre secondo il senso comune, una grande tristezza.
Ma sarà vero?

Prima di iniziare, sottolineo che questo articolo non vuole esaltare lo stile di vita solitario e sminuire quello di coppia.  Alla fine dell’articolo, nel paragrafo “Conclusioni”, viene approfondito questo discorso.

L’unico obiettivo di questo articolo è quello di illustrare i risultati di una recente ricerca che suggerisce che non solo è falso il mito che i single sono tristi, ma che, al contrario, sono molto felici.

   

 

 

Chi sono e quanti sono i single in Italia?

E’ una domanda banale.  Per individuarne uno basta chiederglielo.

Il Dizionario Garzanti definisce single quella “persona che vive da sola o che non ha un legame sentimentale stabile“.

A mio parere è una pessima definizione.
Cosa dovremmo dire di quei padri che si trasferiscono in altre città per 2-3 anni per ragioni di lavoro?  Magari devono maturare un punteggio in trasferta, prima di poter ritornare a casa e ottenere una promozione.  Quei padri vivrebbero da soli, eppure non si considererebbero mai single.

Secondo gli ultimi dati Censis del 2011, in totale in Italia ci sono 7 milioni di single.
Di questi, quasi 2 milioni hanno tra 15 e 45 anni, cioé quasi 1 italiano su 10 di età compresa tra i 15 e i 45 anni è single.

Sono davvero tanti!

 

 

Una ricerca smonta tutti gli stereotipi sui single

Sono ancora “vittime” di stereotipi duri a morire.
Per rimediare, i ricercatori dell’Università della California hanno deciso di realizzare una ricerca per smontare pezzo dopo pezzo ogni stereotipo.

Bella DePaulo, l’autrice dello studio, ha analizzato ben 814 studi che in passato si sono occupati di psicologia di coppia e dei single.

Ad esempio, dai suoi dati è emerso che i single tendono a dare più valore al proprio lavoro e che sono anche più vicini ai genitori, fratelli, amici e colleghi di lavoro.

«È giunto il momento di offrire una prospettiva più accurata sui single e sulla loro vita.  Una prospettiva che riconosce la resilienza e i veri e propri punti di forza delle persone che vivono da sole e ciò che rende le loro vite così significative», ha dichiarato la scienziata.

Vediamo quali sono tutte le caratteristiche interessanti dei single descritti nella sua pubblicazione.

 

 

1. Non è vero che sono tristi e soli

Il mito dei single tristi e soli, alla disperata ricerca di un palliativo per rimediare all’assenza di un’anima gemella, è duro a morire.
Da quanto è emerso, le persone single sono invece più aperte alle esperienze rispetto a quelle che hanno scelto la vita di coppia, e hanno un maggiore senso di autodeterminazione.

Un studio dimostra che l’autosufficienza psichica è un gran bel vantaggio dei single.
Cosa vuol dire questo termine?
L’autosufficienza psichica è il sentirsi sicuri e soddisfatti di se stessi. E’ un senso profondo di completezza e stabilità interiore.
Jamila Bookwala, docente del LaFayette College (Easton, USA), ha confrontato 1.486 persone sposate con 105 persone mai sposate, tutti oltre i 40 anni di età.  Il suo obiettivo era quello di capire, tra le tante cose, che differenza ci fosse su questo aspetto del benessere.

Dai confronti è emerso che più le persone erano autosufficienti, meno probabilità avevano di sperimentare emozioni negative.  I single si dimostravano più autosufficienti, quindi meno propensi a sperimentare emozioni negative.
La cosa curiosa è che per le persone sposate era vero il contrario, secondo DePaulo: più una persona sposata si dimostrava autosufficiente, più ne soffriva (non si è in grado di individuare un’unica causa).

 

 

LEGGI ANCHE: “Il Primo Amore? Un Trauma, Per Questo Non Si Scorda Mai

 

 

2. Soddisfatti di vivere da soli

Ormai si appresta al tramonto l’utilizzo dispreggiativo di parole come “scapolo” o “zitella”.  Intervistati, i single si dichiarano soddisfatti di non condividere la casa e la vita quotidiana con qualcuno.
Allo stesso tempo, affermano che non cambierebbero questa idea, qualora trovassero un compagno o una compagna.

Insomma, conserverebbero un bel ricordo di quando vivevano da soli, o almeno è quel che dicono.
Magari, una volta fidanzati, potrebbero cambiare idea e sentirsi più soddisfatti con qualcuno accanto.

   

 

 

3. I single hanno a cuore la crescita personale

Chi vive da solo dimostra una propensione alla crescita personale e allo sviluppo psicologico.

Per crescita personale si intende “quella particolare forma di sviluppo umano che permette alle persone di scoprire le proprie potenzialità, spesso presenti ma inespresse.”
Imparare a comunicare in maniera efficace, acquisire capacità di risolvere problemi adottando nuove prospettive e imparare a farsi valere diventando persuasivi, sono tutti esempi di crescita personale.  Chi ottiene questi e altri risultati ha più probabilità di diventare una persona di successo, ricca e famosa.

Ebbene, i single sembrano essere più propensi alla crescita personale e sono più orientati verso un maggiore sviluppo psicologico.

Amano investire il proprio tempo e i propri risparmi su se stessi, non per ottenere un futile soddisfacimento momentaneo, ma per diventare individui migliori.
Come qualsiasi persona dotata di buon senso indipendentemente dallo stato civile, detto tra noi.

 

 

4. Le loro amicizie durano di piùSingle sono tristi

Pur non volendo, quando le persone si sposano perdono molte amicizie, in quanto le mettono in secondo piano.  Le priorità diventano il compagno e la famiglia.
In un articolo intitolato “Il matrimonio: il buono, il brutto e l’avido“, pubblicato sulla rivista scientifica Sage Journal, le sociologhe Naomi Gerstel e Natalia Sarkisian illustrano gli effetti indesiderati del matrimonio e come quest’ultimo possa rompere i legami sociali degli sposi.

D’altra parte i single riescono più agevolmente a tenere in piedi le loro amicizie e questo fa di loro degli amici “migliori”.

 

 

Si è single per scelta o perché la società ci ha abbandonati?

Ma la vita da single è una scelta o una necessità?  Non c’è ancora un dato chiaro.
Se è vero che molti giovani dichiarano di intraprendere una vita solitaria per coltivare la propria crescita personale, è anche vero che gli anziani rimpiangono la scelta di non essersi circondati di persone significative.

Vivere da soli – osservano i ricercatori del Censis che analizzano periodicamente questi fenomeni – non è più solo l’effetto dell’invecchiamento generale della popolazione, e quindi della conseguente perdita di relazioni a causa della morte, ma ci sono dei nuovi fenomeni sociali in atto.

Il Censis avverte:
«Il nuovo welfare di comunità, con tanti anziani e tante persone sole, deve promuovere al suo interno le relazioni, soprattutto quelle che nascono dal volontariato, dal terzo settore e dall’associazionismo, che costituiscono forze di coesione cruciali».

Detto in poche parole: finché sei giovane e gagliardo, non è tanto un problema fare il lupo solitario per voler affermarti nel mondo.  Il problema è che rischi di pagare il prezzo della tua scelta quando sarai anziano e avrai bisogno di assistenza.
Lo Stato dovrebbe preoccuparsi di creare luoghi di aggregazione per la terza età.

 

 

Conclusioni: è meglio essere single o sposati? Non è una gara

In sintesi la ricerca lancia un messaggio: non c’è un progetto di vita migliore rispetto a un altro.
«Ciò che conta è se siamo in grado o meno di trovare luoghi, spazi e persone che si adattano a noi, alla nostra vera natura», conclude Bella DePaulo, che ha presentato tutte queste scoperte all’ultimo convegno annuale dell’ American Psychological Association, la più grande associazione di Psicologia al mondo.

 

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Articolo consigliato: “Il Primo Amore? Un Trauma, Per Questo Non Si Scorda Mai
Lettura consigliata: “I sei pilastri dell’autostima” di Nathaniel Branden.
Puoi leggere un estratto del libro a questo indirizzo.
I Sei Pilastri dell'autostima

 

   
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