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Secondo numerosi studi, siamo soliti farci un’idea su una persona (e quindi prendere decisioni) in base alla prima impressione.
Bastano quindi pochi secondi per condizionare il nostro comportamento nei confronti di chi abbiamo di fronte.

   

 




 

 

Giudicare… per sopravvivere

Sia chiaro, è normale esprimere giudizi sulle persone in base a come le vediamo per la prima volta.  Non voglio assolutamente condannare chi lo fa… anche perché è un meccanismo naturale dell’essere umano.
Millenni fa questa capacità ci è servita molto per sopravvivere.

Se un uomo delle caverne ti si avvicinava con una clava in mano, era di fondamentale importanza riconoscerlo o come un membro amichevole del proprio clan, oppure come un potenziale nemico.
Dal momento che non esistevano molti indizi, dovevi basarti sul suo aspetto fisico.

“Ha la mandibola troppo squadrata, sarà un tipo violento?”

Chi dei nostri antenati riusciva a fare velocemente queste e altre valutazioni aveva più probabilità di prosperare e riprodursi.  O quantomeno di non trovarsi il cranio spaccato in due.

Con il tempo questa capacità è stata trasmessa alle generazioni successive, ed ecco che al giorno d’oggi è così diffusa: giudicare alla prima impressione è ancora diffuso.

Ma è davvero così utile affidarsi a questo automatismo nel 2017, oppure può trarci in inganno?

 

 

Il nostro cervello deve aggiornarsi: viviamo in una società sicura

Il punto è che non viviamo più in una giungla piena di pericoli e, in teoria, non dovremmo continuare a scannerizzare la gente che ci circonda per distinguere gli squilibrati assassini dai sani di mente.

Chiariamo: è sempre bene prestare attenzione, ogni giorno vengono commessi numerosi crimini.
Al di là di questo, però, dobbiamo ammettere che viviamo in un mondo molto più sicuro rispetto ai nostri antenati, perfino con l’ascesa del terrorismo.

Secondo una ricerca del Center for Disease Control and Prevention, la probabilità di morire per un attentato (non per forza islamico) è 1 su 20 milioni, cioé una probabilità dello 0,00000005%.

E’ una probabilità bassissima.

Per dare un’idea, l’astronomo Alan Harris ci fa notare che la probabilità di essere colpiti da un asteroide è 1 su 700.000, cioé lo 0,0000014%.

Essere colpiti da un asteroide è 20 volte più probabile che morire in un attentato terroristico.

Le notizie che i media ci propinano ci fanno sovrastimare i pericoli.
La verità è che viviamo indubbiamente in una società abbastanza sicura, almeno per noi italiani.
Eppure il nostro cervello è ancora condizionato da quell’antica e spaventosa epoca, e si comporta come se non fosse così.

 

 

Cosa capisci dell’altro in un colpo d’occhio

Ti sarà capitato di navigare su Facebook e atterrare sul profilo di qualcuno.
Magari è qualcuno con cui non hai mai interagito in vita tua, ma inizi a sfogliare un po’ le sue foto.

Inevitabilmente si formula nella tua testa un’idea:

“Si vede che questo qui ha la faccia del fetente”
oppure
“Mi sembra una ragazza divertente”.

Si tratta di un giudizio sulla base di una prima impressione, ovviamente.

Al giorno d’oggi, l’importanza delle prime impressioni emerge durante gli incontri faccia-a-faccia con un potenziale partner oppure in un colloquio di lavoro.

   

Janine Willis e Alexander Todorov sono due ricercatori dell’Università di Princeton.
Secondo i loro studi, nella mente delle persone si formano dei giudizi circa la l’affidabilità, la competenza, la simpatia e l’aggressività di chi hanno di fronte dopo averne visto il volto.
Esatto.  Sembra che indipendentemente da come ti comporti, qualcuno si farà un’idea su di te semplicemente squadrando la tua faccia.

 

 

L’esperimento dei volti

Todorov ha selezionato 200 studenti volontari per il suo esperimento.
A queste persone sono stati mostrati 66 volti umani in tre tempi diversi: il primo per 100 millisecondi, il secondo per 500 millisecondi (cioè mezzo secondo) e il terzo per 1.000 millisecondi (cioè 1 secondo intero).

Dopo che ogni faccia appariva sullo schermo e poi spariva, i partecipanti avevano il compito di indicare se il volto fosse affidabile o meno.
Altri esperimenti simili sono stati fatti per qualità come la competenza, la simpatia e l’aggressività.

 

 

LEGGI ANCHE: “Come Smascherare Un Bugiardo, Secondo Un Agente Dell’FBI

 

 

Il risultato della ricerca

Ciò che i ricercatori hanno scoperto è che i partecipanti si facevano un’idea ben precisa sulle qualità della persona semplicemente guardando il suo volto per 100 millisecondi.

Non solo!

Quando gli studenti osservavano le foto più a lungo (500 o 1.000 millisecondi), i giudizi che esprimevano diventavano ancora più negativi e si convincevano della precedente interpretazione.

Detto in termini semplici: all’essere umano basta guardare un viso per pochi istanti per giudicare una persona.
Una volta che ha espresso un giudizio, è difficile fargli cambiare idea.
La prima impressione è ciò che conta

 

 

Conclusioni e un consiglio pratico

Interessante ricerca, non trovi?
Questo è il motivo per cui dovresti presentarti a qualsiasi primo incontro sicuro di te, perché ciò si manifesta sui muscoli del tuo volto, influenzando l’opinione degli altri.

L’abbigliamento può giocare un ruolo chiave.
Scegli un vestito che ti faccia sentire a tuo agio.  La sensazione che genera ti farà distendere il viso e ti farà apparire come una persona amichevole (senza contare che l’abbigliamento ha anche una sua importanza, ma di questo ne parleremo in un altro articolo).

Da Carlo Balestriere è tutto, ci vediamo al prossimo articolo di Psicologia Applicata.

 

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Articolo consigliato: “Dimmi Come Mi Stringi La Mano E Ti Dirò Chi Sei
Lettura consigliata: “Giù la maschera. Come riconoscere le emozioni dall’espressione del viso” di Paul Ekman.
Puoi leggere un estratto del libro a questo indirizzo.

Giù la maschera di Paul Ekman

 

   
Fondatore di Psicologia Applicata. Mi interesso di Psicologia, persuasione, tecnologia e di cucina giapponese che ha rovinato le mie finanze. Il mio obiettivo è diffondere conoscenza, arricchire le persone ed estrarre il meglio da loro. Il mio mantra è: "La conoscenza è potere."

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