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In questo articolo scopriremo:
[1.] Perché non dovresti condividere le bufale sulla storia delle americane e dei carabinieri.
[2.] La ricerca di alcuni psicologi, i quali hanno analizzato i commenti online di alcuni stupratori.
[3.] Le 6 tipologie di giustificazioni che gli stupratori usano.

   

 

Sta facendo il giro del web la storia delle due americane presumibilmente violentate da due carabinieri in servizio.
Non si contano più i post a favore delle ragazze o dei carabinieri.  I commenti indignati si sprecano.
Alcuni hanno pensato bene di cavalcare l’onda e l’ingenuità delle persone, creando immagini che suscitano molta indignazione per ottenere facili click e condivisioni.

Anche le bufale (fake news) sono numerose, come quella della presunta assicurazione anti-stupro (rivelatasi una notizia falsa, qui smentita dal sito Bufale.net) oppure quest’immagine che ritrae le due studentesse in una situazione poco sobria:

Perché far girare queste bufale?  Semplice: ti prendono per il sedere.
I siti che producono queste notizie guadagnano dalla tua indignazione e dai tuoi click.

Avendo dimestichezza con il settore del web marketing, ti assicuro che queste persone si fanno un mucchio di soldi sulla tua ingenuità: letteralmente ridono alla faccia tua.
Per questo ti chiedo di stare attento (o attenta) a quel che condividi: non solo danneggi ulteriormente le vittime della bufala, ma fai ingrossare il portafogli di questi individui, mentre tu devi faticare per arrivare a fine mese.
Direi che l’orgoglio potrebbe spingerti a fare una ricerca sulle fonti la prossima volta, che dici? 😉

In ogni caso, qui non tratterò la storia del presunto stupro dei carabinieri (scrivo presunto, perché ci sono ancora delle indagini in corso, quindi è tutto da verificare).

 

 

DEGLI PSICOLOGI HANNO ANALIZZATO I COMMENTI DI ALCUNI STUPRATORI

Il 26 Luglio del 2012 su Reddit.com, una nota community online, fu fatta la seguente domanda:
Molte parole si spendono per le vittime di violenza sessuale.  Voi che vi trovate dall’altra parte, cioé avete commesso uno stupro, cosa avete da dire?  Qual è stato il motivo per cui l’avete fatto?  Ve ne pentite?

In pochi giorni, numerosi utenti (anonimi, per la maggioranza) hanno risposto all’insolita domanda, raccontando la propria storia.

Comprendendo che questa discussione online poteva essere un’occasione unica per capire quei processi di giustificazione della violenza sessuale, un team di ricercatori dell’Università della Georgia ha scaricato tutti i commenti e ha condotto uno studio.
Oltre 12,000 risposte hanno portato Tracy N. Hipp e i suoi colleghi a selezionare 68 account dei commentatori più spietati per ulteriori analisi, per poi pubblicare il tutto sulla rivista Psychology of Violence.

 

 

QUALI SONO I 6 TIPI DI GIUSTIFICAZIONI DEGLI STUPRATORI?

I commenti sono stati letti da un team di persone addestrate e supervisionate da alcuni assistenti dei ricercatori per garantire una certa imparzialità alla ricerca.
Il team di lettori e gli assistenti dovevano categorizzare il tipo di giustificazioni date allo stupro commesso secondo un codice prestabilito, per individuare le più frequenti.
Ecco quali sono le 6 giustificazioni usate dagli stupratori:

 

 

1. SCRIPT SESSUALI DEVIATI

Gli script sessuali sono dei copioni (quelli che utilizzano gli attori nei film) che si trovano, però, nella nostra mente.  Gli script vengono da noi utilizzati per guidare il nostro comportamento in determinate situazioni.  Nel caso degli script sessuali, riguardano le situazioni in cui abbiamo degli incontri sessuali.
In sostanza, questi script ci dicono quali sono quelle “regole basilari” riguardo il sesso, cosa è appropriato fare e cosa non lo è.

Il 37% delle risposte giustificava una violenza sessuale attraverso un processo di razionalizzazione.  La frase tipo era la seguente:
Quando la donna dice no, in realtà intende dire di sì: le donne sono fatte così.

 

 

2. BIASIMARE LA VITTIMA

Giustificare lo stupro a causa delle azioni commesse dalla vittima oppure a causa della sua vita sessuale è un classico.
Circa il 29% delle risposte incolpava la vittima di aver bevuto troppo, di non aver urlato “no” abbastanza forte e/o di non aver respinto fisicamente le avanche subite.
I commenti analizzati incolpavano la vittima di avere un’attività sessuale troppo libera:
Ha avuto 9 ragazzi?  Sarà sicuramente una sgualdrina.

 

3. ODIO VERSO L’ALTRO SESSO

Molti autori dei commenti avevano opinioni estremamente negative delle donne e scrivevano frasi che esprimevano la loro indignazione.  La causa principale del loro odio riguardava il modo in cui erano stati trattati in passato da altre donne (ex fidanzate, ex mogli, amiche, ecc.).
Mi sembra logico: se la tua ex ti ha tradito, è giusto che parta in automatico la generalizzazione secondo cui tutte le donne siano delle poco di buono (sarcasmo).

Questa ostilità verso le donne sembra influenzare pesantemente modo in cui queste persone trattano le donne nelle situazioni intime.

   

Il 24% dei commentatori hanno espresso la propria rabbia verso le donne in generale accanendosi sulla vittima di turno.
Un uomo, in particolare, ha descritto in un commento il suo disgusto verso una donna (presumibilmente rimorchiata in qualche locale) che aveva vomitato sul suo letto.  Stizzito (forse sia per le lenzuola macchiate, sia per la prospettiva di finire la serata in bianco), l’uomo l’ha stuprata mentre era priva di sensi nella sua stanza.
La cosa incredibile è che queste persone non si rendono conto di star confessando – letteralmente – di aver commesso un reato su Internet.  Semplicemente non ci arrivano, annebbiati dall’odio.

 

 

4. ESSENZIALISMO BIOLOGICO

Tra le persone che giustificano lo stupro c’è un tema ricorrente: l’uomo è fatto così.
Questi commentatori ritengono che lo stupratore non possa essere completamente responsabile delle sue azioni a causa della sua biologia maschile.  E’ noto che l’uomo abbia un desiderio incontrollabile per il sesso, no?
Per il 18% delle persone che hanno commentato giustificando lo stupro, dichiarazioni del tipo “Gli ormoni non si possono controllare” erano comunemente accettate.
Per loro solo le donne hanno la responsabilità di impedire che accada una violenza.

 

 

5. LA VITTIMA COME OGGETTO

L’oggettivazione sessuale (cioé il ridurre il potenziale partner sessuale a un mero oggetto sessuale) è frequente nei commenti.
Circa il 18% degli stupratori studiati dimostrava una sistematica oggettivazione della donna, focalizzata sulla sua desiderabilità fisica.
Alcune persone dichiaravano senza mezzi termini che le donne altro non sono che oggetti da utilizzare nel sesso, senza alcun’altra utilità.
Un uomo, in particolare, aveva scritto:
Lei non era più una persona.  Era uno strumento, un mezzo per raggiungere un fine.

 

 

6. SOCIOSESSUALITÀ

Secondo il 18% degli spietati commentatori, lo stupro era visto come un modo per avere più partner sessuali possibili, senza doversi preoccupare di cose come l’intimità o la relazione.
La gratificazione fisica sembra essere l’unico obiettivo per queste persone, le quali si ritengono annoiate dal sesso “normale”, dal momento che non richiede l’uso della forza.  Questi sono soggetti pericolosi da evitare di incrociare anche per strada.

 

 

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ALCUNE FRASI DEGLI STUPRATORI

I ricercatori hanno notato che alcuni temi si presentavano insieme.  Ad esempio, l’essenzialismo biologico era spesso accompagnato dall’oggettivizzazione sessuale della donna e dall’incolpare la vittima per lo stupro.

Un utente aveva dichiarato di aver continuato a penetrare la donna anche dopo aver realizzato che le sue grida non erano di piacere, ma di dolore.  La sua giustificazione?
“Gli ormoni erano schizzati, e [la ragazza] non mi sembrava più una persona.”
Un altro ragazzo ha aggiunto:
“La maggior parte delle ragazze non capisce quanto siano arrapati i maschi”, per poi descrivere come avrebbe educato sua figlia per evitare di essere assalita.  Inutile riportare nei dettagli il suo progetto pedagogico.

 

 

CONCLUSIONI

Un’altra brutta storia riempie i nostri notiziari.
Di una cosa sono certo: trovo meno spaventoso l’accaduto e più terrificante i commenti di alcuni soggetti, i quali incitano ad ulteriore violenza contro le due studentesse sotto gli articoli di giornali online.
La giustizia farà il suo corso, fortunatamente, nelle aule dei tribunali, non di Facebook.

Fonte: Psychology Today

 

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