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Un team di scienziati ritiene di aver trovato la prova che l’ippocampo umano sia una struttura cerebrale necessaria per pianificare il futuro.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Neuron, mette in relazione il ruolo dell’ippocampo nei processi di memorizzazione e nel prevedere gli effetti futuri delle nostre azioni.

I risultati di questo studio ci suggeriscono di combattere con maggior tenacia le malattie che colpiscono l’ippocampo, come il morbo di Alzheimer o l’epilessia, in quanto non solo inciderebbero sulla memoria, ma anche sui processi decisionali.

 

 

1.  Che cos’è la Mappa Cognitiva che abbiamo al centro del cervello

Per chi non lo sapesse, l’ippocampo è una parte del cervello che ha un ruolo importante nella formazione dei ricordi e della memoria a lungo termine.
A livello anatomico, ha una forma curvata che ricorda vagamente un cavalluccio marino.
Il nome, infatti, deriva dall’unione delle parole greche hippos (“cavallo”) e kàmpe (“bruco”).

Posizione dell’ippocampo (in rosso) all’interno del cervello umano

La ricerca si concentra sul concetto di “mappa cognitiva” situata nel nostro ippocampo, ovvero al centro del cervello, scoperta nel 2014 da John O’Keefe, per cui ottenne il premio Nobel per la Medicina.
La “mappa cognitiva” dell’ippocampo è uno strumento cerebrale che ci permette di simulare mentalmente gli esiti delle nostre azioni quando pianifichiamo il futuro.

 

 

2.  Due esempi di quando utilizzi la mappa cognitiva dell’ippocampo

Ad esempio, quando progettiamo di iscriverci a un corso formativo, simuliamo nella nostra mente tutto lo studio che dovremmo affrontare, quanto tempo ci porterà via e quali opportunità lavorative avremo dopo qualche anno e come questo impatterà sulla nostra vita.
Sulla base di queste simulazioni, decidiamo se sia conveniente o meno iscriversi a quel corso.

Un altro esempio è quando usciamo di casa per andare a lavoro in auto.
Siamo in ritardo e sappiamo che molto probabilmente troveremo del traffico sulla via principale.
Mentre siamo fermi ad aspettare il verde del semaforo, pensiamo se sia una buona idea prendere una serie di scorciatoie e strade secondarie per aggirare il traffico e arrivare prima a destinazione (sebbene il percorso sia più lungo, ma meno trafficato).

Ecco, quando facciamo questi brevi calcoli mentali e proiezioni del futuro per prendere delle decisioni, stiamo utilizzando le mappe cognitive dell’ippocampo.

 

 

3.  La ricerca che ha confrontato gli ippocampi danneggiati con quelli sani

“I nostri risultati evidenziano che la capacità di pianificare/raggiungere obiettivi specifici e la capacità di ricordare i luoghi dipendono dall’ippocampo.
Questo potrebbe avere delle forti implicazioni nello studio di malattie come l’epilessia o l’Alzheimer” afferma Oliver Vikbladh, autore della ricerca e ricercatore presso l’Università di New York.

“Abbiamo preso dei pazienti effetti da epilessia, una malattia che spesso viene curata asportando chirurgicamente dei tessuti danneggiati dell’ippocampo, in modo da formare un gruppo sperimentale,” spiega Orrin Devinsky, direttore del Centro Medico per il trattamento dell’epilessia dell’Università di New York.

I ricercatori hanno messo a confronto questo gruppo di pazienti affetti da epilessia con un altro gruppo formato da adulti in salute.
Entrambi i gruppi sono stati posizionati davanti a un PC per svolgere degli esercizi e dei test che mettevano alla prova la loro memoria spaziale e l’abilità di pianificare il futuro.
Ad esempio, ai partecipanti veniva chiesto di entrare in un’arena virtuale piena di oggetti.
Una volta usciti dalla realtà virtuale, i ricercatori chiedevano di ricordare la posizione di alcuni utensili che avevano visto.

 

“Le funzioni cerebrali che si attivano in questi esperimenti sono le stesse che ci consentono di trovare la nostra auto in un parcheggio o di pianificare le mosse in una partita a scacchi… oltre a un mucchio di altre cose della vita di tutti i giorni”, spiega Vikbladh.

 

 

4.  I risultati della ricerca

I risultati dimostrano che i pazienti affetti da epilessia, rispetto agli adulti sani, hanno una memoria spaziale e una tendenza alla pianificazione meno sviluppate.
Infatti, quelli con l’epilessia tendono a sviluppare abitudini nocive, ripetendo azioni rinforzate in passato senza considerare i loro esiti nefasti.
Il tutto sembrerebbe essere causato dal danno all’ippocampo.
Più grande è l’estensione del danno all’ippocampo, più difficoltà hanno i pazienti durante i test di memoria e pianificazione.

“Questi risultati sono coerenti con un’ipotesi ormai nota agli scienziati, secondo cui l’ippocampo fornirebbe una “mappa cognitiva”, non solo per la localizzazione spaziale, ma anche per la pianificazione del futuro”, osserva Vikbladh.

 

 

Conclusioni

Quando parliamo di malattie che colpiscono l’ippocampo, come l’Alzheimer o l’epilessia, ci concentriamo spesso sui deficit di memoria.
Pensiamo a queste malattie come quelle che ti fanno dimenticare chi sei o dove ti trovi.
Ma il vero problema è l’incapacità del malato di pianificare correttamente le proprie azioni.
Chi ha un familiare con questa condizione lo sa molto bene.

 

Dato che circa 1.300.000 di italiani soffrono di Alzheimer o di demenze correlate, è fondamentale comprendere come i danni all’ippocampo influiscano sul modo in cui prendono le decisioni, in modo da sviluppare interventi per migliorare la vita a loro e a chi li assiste.

 

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