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In un’epoca come la nostra, in cui sembra che questo o quell’altro leader potrebbe scatenare una nuova guerra mondiale, è spontaneo chiederci cosa frulli nella testa dei potenti.

Perché assumono comportamenti inspiegabili e così pericolosi?
Il loro cervello è diverso dal nostro?  E’ vero che il potere logora chi ce l’ha?
In questo articolo risponderemo a queste domande.

   

 

 

1. Chi ha potere perde la caratteristica fondamentale degli esseri umani: l’empatia.

Gli psicologi si sono inventati vari modi per testare l’empatia delle persone.
Nel 2006 Adam Galinsky (professore alla Northwestern University) ha coinvolto in una ricerca alcune persone con l’obiettivo di trovare una relazione tra il potere e empatia.

L’esperimento fu veramente assurdo e allo stesso tempo geniale.

 

Ai partecipanti fu chiesto di disegnare la lettera “E” sulla propria fronte in modo che fosse leggibile ad altre persone.
Come sappiamo, se vogliamo disegnarci una “E” sulla fronte per farla leggere a qualcun altro, dobbiamo disegnarla al contrario, altrimenti uscirebbe una “∃”. Questo vale per tutte le lettere, ovviamente.
E’ un po’ come quando ci specchiamo e vediamo le scritte della nostra T-Shirt rovesciate.

 

Cosa ha scoperto il professor Galinsky?
I partecipanti allo studio che si reputavano più potenti sbagliavano a scrivere la “E” 3 volte di più rispetto agli altri.
Questi risultati ci dicono che il potere potrebbe rendere le persone meno inclini a vedere le cose dalla prospettiva degli altri (e quindi mettersi nei loro panni).

 

L’esperimento di Galinsky mi fa venire in mente quella volta in cui George W. Bush, al tempo presidente degli Stati Uniti, tenne in mano la bandiera americana al contrario durante le Olimpiadi di Pechino del 2008.
Che fosse un segno di scarsa empatia da parte dell’uomo più potente della terra, in quel momento?

George Bush bandiera americana contrario il potere logora

George W. Bush innalza la bandiera americana al contrario durante le Olimpiadi di Pechino nel 2008.

 

 

2. Il potere logora il cervello.

Il celebre storico americano Henry Adams, vissuto nella seconda metà dell’800, definiva il potere come  “una sorta di tumore che finisce con l’uccidere la compassione della sua vittima.”

Non è poi così lontano da quel che dice Dacher Keltner, docente di psicologia all’Università di Berkeley, il quale ha passato i migliori anni della sua vita a studiare il potere sia in laboratorio sia sul campo.
Ha scoperto, in particolare, che i soggetti sotto l’influenza del potere agiscono come se avessero un danno cerebrale, il quale li rende più impulsivi, meno attenti al rischio e – cosa più importante – meno propensi a vedere le cose dalla prospettiva degli altri.

 

Sukhvinder Obhi, neuroscienziato dell’Università dell’Ontario, ha evidenziato qualcosa di simile.
A differenza di Keltner, però, la sua passione sono i cervelli umani, in particolare quelli di chi ha molto, molto potere.
Durante un esperimento, Obhi ha messo alcuni suoi studenti in una condizione di potere artificiale, e ha scoperto che questa influenzava uno specifico processo cerebrale.

 

Gli studenti che venivano investiti di potere, infatti, avevano un’alterazione del funzionamento dei neuroni specchio.
I neuroni specchio sono quei particolari neuroni che si attivano sia quando noi compiamo un’azione sia quando la vediamo fare da qualcun altro.

Qual è il problema?
Il problema è che i neuroni specchio potrebbero essere ciò che ci rende empatici, cioè capaci di immedesimarsi negli altri.
A quanto pare il potere inibisce questi neuroni e forse è per questa ragione che i potenti hanno più difficoltà a mettersi nei panni dei loro sottoposti.

 

 

LEGGI ANCHE: Cosa Succede Al Nostro Cervello Quando Leggiamo

 

 

 

3. Perché ai potenti non fregherà mai nulla dei tuoi problemi.

Ed ecco che arriviamo a quello che Keltner definisce il paradosso del potere.

Quando le persone raggiungono il potere, perdono (o sarebbe meglio dire: il loro cervello perde) alcune capacità fondamentali nella vita di tutti i giorni.
Il potere può rendere meno empatici, meno pronti a capire gli altri e, probabilmente, meno interessati ai loro problemi.

Il paradosso del potere è riscontrabile nel Parlamento, nelle squadre sportive e in qualsiasi altro luogo di lavoro.
In ciascuno di questi, Keltner ha osservato che le persone ottengono promozioni sulla base delle loro buone qualità, ma anche che il loro comportamento peggiora al salire di livello.  E’ questo il paradosso.
Questo cambiamento può avvenire in maniera sorprendentemente rapida.

 

In uno dei suoi esperimenti, conosciuto con il nome de “Il mostro del biscotto”, lo scienziato ha portato gruppi di tre persone nel suo laboratorio.
A caso è stata assegnata una posizione di potere ad uno dei tre membri del gruppo, per poi assegnare a tutti loro un compito di scrittura.

Dopo mezz’ora, Keltner è tornato in laboratorio e ha appoggiato sul tavolo un piatto di biscotti appena sfornati, di fronte ai 3 partecipanti.
Il piatto conteneva 3 biscotti – uno per ogni membro del team – più uno extra.
In tutti i gruppi ogni persona ne aveva preso uno e, per cortesia, aveva lasciato il biscotto extra nel piatto.

   

La domanda era: chi avrebbe preso il secondo biscotto, sapendo che avrebbe privato gli altri dello stesso?
Quasi sempre era la persona designata come leader.
Inoltre, i capi avevano più probabilità di mangiare con la bocca aperta, spargendo le briciole ovunque.
Il potere è uno stato mentale e modifica il tuo comportamento.

 

 

4. La superbia è contagiosa.

Come sappiamo, le persone di potere si circondano spesso di subordinati.
Staff, impiegati, sottoposti, fan, ecc.

Questi subordinati possono essere delle persone valide e competenti, ma spesso tendono a rispecchiare il loro capo per ingraziarselo.
In questo modo si pompa il delirio di onnipotenza che caratterizza tutte quelle persone che si trovano “ai piani alti”.

La mancanza di empatia diventa contagiosa.  Il paziente zero era il capo e i suoi sottoposti ne sono rimasti contagiati.

 

È facile ammirare e rispettare le persone carismatiche, ma non è così semplice distinguere il carisma dal narcisismo
«Il potere logora chi non ce l’ha», diceva un noto politico italiano, che di potere se ne intendeva moltissimo.  A quanto pare, però, fa più danni a chi ce l’ha.

C’è una parola molto antica che descrive bene tutto ciò: hỳbris.
“Hỳbris” è un termine greco che indica la tracotanza presuntuosa di chi ha raggiunto una posizione eminente e si sopravvaluta.

La cosa interessante è che questa parola implica anche la fatalità di una successiva punizione, divina o terrena.
Non a caso è un tema ricorrente della tragedia greca.
Si riferisce in generale a un’azione ingiusta o empia avvenuta nel passato, che produce conseguenze negative su persone ed eventi del presente.

E’ chiaro: il prezzo che i superbi devono pagare è il fallimento, la caduta.

 

 

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5. Il narcisismo è la causa del fallimento dei potenti.

Adrian Furnham, docente di psicologia all’University College di Londra, ha stimato che il 47% dei manager falliscano.
È una percentuale molto alta, un manager su due.
Qual è il principale motivo del fallimento, secondo Furnham?
Il narcisismo: un cocktail deteriore di arroganza, freddezza emozionale e ipocrisia.

 

Il problema è distinguere una persona con una leadership solida da un semplice narcisista invasato.
Sappiamo davvero individuare il confine che c’è tra assertività e prepotenza?  Tra fascino e manipolazione?  Tra sicurezza e ostinazione?

 

E’ vero: la prepotenza, la manipolazione, l’ostinazione e il cinismo possono perfino rivelarsi utili nelle battaglie per la conquista del potere.
Se il tuo capo è un vero squalo nel suo settore, è un bel vantaggio per te, perché vuol dire che non si farà fregare tanto facilmente e che l’azienda non chiuderà (e tu manterrai il posto).

Il problema è che, una volta ottenuto il potere, per mantenerlo servirebbe una visione più aperta ed equilibrata, cosa che un capo tende a perdere con il crescere delle sue vittorie (come abbiamo visto all’inizio dell’articolo).

 

 

LEGGI ANCHE: Breadcrumbing: La Tecnica Preferita Dai Manipolatori

 

 

6. Come non farsi plagiare dal potere.

Non è impossibile avere il potere, mantenerlo e non mandare tutto all’aria lasciandosi affascinare da esso.

Il potere si conserva nel lungo termine solo attraverso il consenso, e la capacità di mantenere il consenso è direttamente proporzionale alla capacità di comunicare, di ascoltare e di interagire mettendosi a confronto.

Un buon capo dovrebbe sforzarsi di comunicare con efficacia con i propri sottoposti, e impedire che il potere gli atrofizzi quella parte del cervello deputata al rispecchiamento con l’altro.

 

 

Conclusione.

Concludo l’articolo citando il caso di Indra Nooyi, presidente e amministratrice delegata di Pepsi.
Nel 2001 Nooyi fu nominata presidente della grande multinazionale, e tornò a casa piena di soddisfazione e orgoglio.

Sulla porta di casa, però, sua mamma le ordinò di andare a prendere il latte, dicendole che “la sua buona notizia che vuoi dirmi può aspettare.”

Quando Nooyi tornò con la spesa, la mamma l’accolse sgridandola:

 

 

“Sarai anche il Presidente di Pepsi, ma quando entri in casa sei una moglie, una madre, una figlia, una cognata.  Sei tutto ciò.  Quindi lascia la tua corona nel garage!”

 

 

Che figura deve essere stata per la CEO di Pepsi (la quattordicesima donna più potente al mondo secondo Forbes) essere messa a posto dalla madre!

Perché questo aneddoto è interessante?  Perché è la stessa Indra Nooyi che lo racconta nelle interviste, ricordando gli altri che devono impegnarsi per non cedere al fascino del potere.

 

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Articolo consigliato: Breadcrumbing: La Tecnica Preferita Dai Manipolatori
Lettura consigliata: “Le 48 Leggi del Potere” di Robert Greene.
Puoi leggere un estratto del libro a questo indirizzo.

Le 48 Leggi del Potere

 

   
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