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Nessun genitore lo ammetterà, ma ognuno ha un figlio preferito.
Non si dice, non è politicamente corretto.
Non si può rivelare chi è il cocco in famiglia: è il segreto dei segreti, un fatto inconfessabile che causerebbe uragani in casa.

Spesso lo si intuisce, spesso ci arrivano gli stessi figli, e quando succede scoppia il finimondo.

   

«Perché a mio fratello non gli fate il terzo grado quando esce così come fate con me?».
«Per quale motivo lei può fare un viaggio con il fidanzato?».
«Perché a lui avete comprato il motorino pur essendo più piccolo di me?!».

 

Insomma, nessun padre e nessuna madre risponderebbe a questa domanda.
A meno che non sia garantito l’anonimato.
Secondo una ricerca, il 70% delle mamme ammetterebbe di avere un figlio preferito; e con loro il 74% dei padri.

 



 

 

Non prendiamoci in giro: i favoritismi esistono eccome

«E’ impossibile», ha detto Barbara Howard, psicologa della John Hopkins University al New York Times, «che un genitore non abbia preferenze, considerando che è uno dei motivi principali della rivalità fra fratelli».

 

Accettiamo, quindi, l’esistenza dei favoritismi in famiglia.
«La cosa fondamentale è prendere consapevolezza del fenomeno», dice la psicologa Ellen Weber Libby, autrice del libro The Favorite Child – Il figlio prediletto.

Ciò che è importante è non restare schiacciati dai sensi di colpa.
Sono tanti e diversi i pensieri che possono formarsi nella testa di un ragazzo che capisce di essere la seconda scelta dei genitori.

 

«Cosa ho fatto di male per ricevere questo trattamento? Dove li ho delusi?»

 

La cosa migliore è guardare la realtà dentro di noi per neutralizzare gli effetti negativi che i favoritismi possono scatenare.
Questo vale tanto per i figli negletti quanto per quelli prediletti.

I primi sono colpiti nell’autostima, ma anche i secondi non se la passano meglio:
spesso sono caricati di troppe aspettative dai genitori che puntano tutto su di loro.

 

 

«Il favoritismo esiste, ma non deve più essere un tabù o una vergogna.
I genitori farebbero bene a dichiararlo e ad affrontarlo.
Questo potrebbe far nascere un dialogo che, se preso nel modo giusto, potrebbe migliorare i rapporti familiari»
, suggerisce la psicologa.

 

 

LEGGI ANCHE: Diventare Una Persona Migliore Dipende Soltanto Da Te

 

 

Chi è il famoso figlio preferito? Non chi ti aspetteresti

A sconfessare mamme e papà è uno studio dell’Università della California, condotto su 384 famiglie (768 genitori) con 2 figli nati a una distanza massima di 4 anni l’uno dall’altro.
Il 70% delle madri e il 74% dei padri ammette ai ricercatori di avere un favorito.

Il problema di questo studio è che nessuno dei genitori ha specificato chi fosse il prescelto.

Come si procede, allora?
Semplice, si chiede a qualcun altro.

 

A smascherare i genitori ci pensa la loro stessa prole.
Se c’è un preferito, infatti, da qualche parte della casa deve esserci qualcun’altro che sa benissimo di non essere lui.
A tutti i bambini  della ricerca è stato chiesto innanzitutto se percepivano di essere trattati in modo diverso rispetto al fratello o alla sorella.
In aggiunta, si è cercato di capire se questo abbia inciso sulla loro autostima.

 

 

E’ emerso che i secondogeniti dimostravano bassi livelli di autostima, a causa dei favoritismi rivolti al fratello maggiore da loro percepiti.



   

 

 

I figli maggiori sono quindi i prediletti, ma è sempre un bene?

 

Un momento, questo non ha senso!

Il senso comune ci porta a credere che siano i più piccoli ad essere viziati e coccolati, mentre i più grandi vengano oscurati dal nuovo arrivato.

 

 

«Infatti, la nostra ipotesi di ricerca era questa», spiega Katherine Conger, coordinatrice dello studio.
«Credevamo che fossero i bambini più grandi ad essere colpiti da un favoritismo riservato ai piccoli di casa, proprio a causa del loro essere più grandi e più forti», quindi meno bisognosi di protezione e rassicurazioni.

 

 

E invece no, sono i maggiori a ricevere spesso trattamenti di favore.

Essere il figlio preferito comunque non è sempre un vantaggio.
Secondo un’altra ricerca più recente della Purdue University (Indiana, USA), gli adulti che credono di essere stati i prediletti sono più a rischio di depressione.

Il motivo è molto semplice: la rivalità che si crea li spinge ad essere “perfetti” e questo porta a pagare un caro prezzo da adulti in termini di salute mentale. Analizzando circa 800 cinquantenni, gli scienziati hanno scoperto che chi da piccolo credeva di essere il ‘cocco di mamma’ aveva più sentimenti di delusione e più possibilità di deprimersi.

 



 

 

3 regole che i genitori dovrebbero seguire

Ritorniamo a Ellen Weber Libby, la quale nel suo libro dà alcuni consigli ai genitori.

 

  1. Non fare paragoni. Se sei un genitore non dovresti mai dire frasi del tipo «Perché non fai come tuo fratello?» oppure «Dovresti essere produttiva come lei».
    Ogni figlio è unico e diverso.
  2. A Napoli c’è un detto, “Fare a chi figli e a chi figliastri”, che significa “Usare un peso e due misure”.
    Se sei un genitore, non farlo mai.
    Anche se in casa c’è un fenomeno dei numeri che gira l’Italia per le Olimpiadi della Matematica, non bisogna trascurare l’altra bambina che ha la passione per la modesta pallavolo.
    Quando c’era una grande povertà diffusa, si era soliti far studiare (o perseguire una passione) ad un figlio sì e a un altro no.
    Di solito il primogenito era quello “studiato”, quello che doveva frequentare l’università. Ai genitori non importava che il secondo, magari, fosse più talentuoso: a lui quella strada era preclusa per il semplice fatto di essere nato dopo e per la mancanza di soldi.
    Siamo nel 2017, possiamo abbandonare questa mentalità.
  3. Confrontati con amici e parenti, chiedigli un parere sulla tua figura di genitore e a tua volta informati sulla loro esperienza.

 

Insomma non vergognarti di chiedere un’opinione o un confronto.
Un altro punto importante è parlare proprio con chi si lamenta.

Ascolta le loro accuse, i loro desideri e i loro suggerimenti.
All’inizio sarai tentato di negare l’evidenza.
E’ normale, ma questo non serve: rischieresti solo di perdere un’occasione di dialogo

Infine, nei casi che reputi gravi, puoi sempre contare sul parere più esperto di uno psicologo, il quale (a differenza di un amico) è obbligato per legge al segreto professionale.

 

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Articoli consigliati: Ecco Perché Superare Un Trauma Ti Rende Migliore
Lettura consigliata: “I sei pilastri dell’autostima” di Nathaniel Branden.
Puoi leggere un estratto del libro a questo indirizzo.

I Sei Pilastri dell'autostima

 

   
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