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Una delle esperienze più pesanti è quella di stare accanto ad una persona infelice.
Sembra quasi impossibile riuscire a sollevarle il morale.  Questo causa un grande senso di impotenza e una bella dose di frustrazione.

L’infelicità allontana gli altri per sua natura.
Allontanarsi dagli altri, però, è il miglior modo per affogare nella tristezza.
Si genera quindi un circolo vizioso che impedisce di stringere relazioni significative e portare a termine quegli obiettivi che in condizioni normali avremmo raggiunto senza problemi.

C’è un’aspetto positivo che devi conoscere, però.

   




 

Una buona parte della nostra felicità (e quindi anche del suo rovescio, l’infelicità) è determinata dalle abitudini che adottiamo.

Questo vuol dire che, monitorando alcuni pensieri e azioni, è possibile evitare di sprofondare nell’abisso della tristezza.
Cosa fare per essere felice?
Ecco 10 abitudini che devi assolutamente riconoscere e cambiare.

 

 

1. Aspettare che gli eventi accadano da soli.

Conosco un ragazzo che aveva grandi sogni e idee per la testa.
Alcuni anche facilmente realizzabili, i quali gli avrebbero sicuramente permesso di avere una vita di maggior successo, rispetto alla sua attuale condizione da precario.
Gli mancavano solo qualche migliaio di euro per avviare l’attività.

La cosa interessante è che sapeva perfino come ottenere questi soldi.
Insomma, era praticamete tutto pronto per partire… ma non lo fece mai.
Il motivo? Aveva il vizio di ripetere a se stesso “lo farò quando avrò…”.
Prima aspettò l’autunno (perché voleva riposarsi in estate), poi aspettò di trovare un buon commercialista per mettere le carte in regola, poi aspettò per trovare la giusta location per avviare l’attività, ecc.

Diciamo anche che queste erano delle semplici formalità e che il ragazzo le esagerava al massimo.

La verità è che Marco (questo è il suo nome) aveva paura di iniziare, e inconsciamente si autosabotava “prendendo tempo”, rimandando gli adempimenti a “quando avrà questa e quell’altra cosa”.
Alla fine passò un anno e mezzo, e venne qualcun altro con la sua stessa idea, la realizzò prima e attualmente guadagna una vagonata di soldi, mentre Marco si ritrova con un pugno di mosche.

 

Ecco, questo succede anche con l’infelicità.
Una delle trappole dell’infelicità nelle quali cadiamo sempre, è quella del “lo farò quando avrò…“.

 

 

“Sento che la mia infelicità deriva dal non avere relazioni significative? I miei amici non sono da considerarsi tali e dovrei ricercarne altri?”
“OK, ne sono consapevole, ma lo farò quando avrò finito il progetto a cui sto lavorando.”
“Lo farò quando si organizzeranno questa estate per andare in vacanza senza invitarmi, così avrò un pretesto per scaricarli.”
“Lo farò quando mi riprenderò da un lutto.”

 

 

Non funziona così. Si rischia di restare impantanati.

 

 

2. Sprecare tempo ed energie a inseguire “cose”.

E’ risaputo che le persone che vivono in estrema povertà vedono aumentare in maniera significativa il loro livello di felicità se migliorano le loro condizioni finanziarie.

Il fenomeno curioso è che alcuni ricercatori hanno evidenziato che questa felicità stranamente smette di crescere (o continua a farlo, ma molto lentamente) quando le persone raggiungono e superano un certo reddito, 56.000 euro l’anno.

 

In pratica un milionario e una persona con un corposo ma più modesto stipendio di 56.000 euro potrebbero manifestare gli stessi livelli di felicità (è assurdo se consideriamo che il secondo ha solo il 5% del reddito del primo).

 

La verità è che i beni materiali non rendono felici.
Aiutano, indubbiamente, ma non sono le uniche cose che generano felicità.
Il problema della nostra società è che viene insegnato fin dall’infanzia che l’obiettivo nella vita è quello di accumulare quante più risorse possibili.

 

E’ qui che si installa l’abitudine di inseguire gli oggetti.
Inseguiamo oggetti per tutta la vita.
Inseguiamo una laurea perché la vediamo come un pezzo di carta da ottenere, non come un’esperienza formativa.

Inseguiamo una promozione per avere un aumento di stipendio, non per lavorare in una posizione che permette di esprimere meglio le nostre capacità.
A un certo punto si scopre che, mentre ci preoccupavamo di impossessarci degli oggetti, stavamo trascurando gli elementi reali della nostra vita: gli amici, il partner e gli hobby.

 

 

3 – Chiudersi in casa

Quando si è avvolti dalla tristezza, si tende ad evitare gli altri.
Errore madornale!
E’ dimostrato che la socializzazione porta grandi benefici al nostro umore, perfino quando non se ne ha proprio voglia.
Immagina la scena: sei stato scaricato dalla tua ragazza tramite un messaggino su WhatsApp, per la rabbia hai lanciato il cellulare in aria e hai spaccato il vetro.
Oltre al danno, la beffa.
A un certo punto si illumina lo schermo. Un messaggio.
Le scuse del tuo partner?
No. E’ Manuel, che ti invita ad una festa in piscina.
Manuel, quello che rompeva le scatole al liceo facendo il PR e che aveva più presenze in discoteca che sul registro classe.
La cosa che immediatamente faresti è rifiutare.
“Lasciatemi affogare nel mio dolore!”, penseresti, “Non voglio vedere nessuno”.
Credimi, faresti un grande errore.

Tutti sperimentiamo quei giorni in cui vorremmo rimanere a letto, rifiutando ogni contatto sociale.
Ci può stare. Il problema è quando questi momenti diventano un’abitudine.
Riconosci questi momenti che cercano di imporsi come abitudini, perché devi contrastarli.
Sforzati di uscire e socializzate, noterai subito la differenza.



 

 

4 – Assumere un atteggiamento vittimista

Le persone infelici tendono a descrivere la vita come severa e fuori dal loro controllo.
Detto in altre parole: “La vita è un qualcosa che si trova lì fuori che vuole impossessarsi di me, io non posso fare molto al riguardo”.
Il problema di questa pensiero ricorrente è che favorisce un senso di impotenza, e le persone che si sentono impotenti difficilmente agiscono per migliorare la propria situazione.
Tutti abbiamo il diritto di sentirci giù di morale, ogni tanto. L’importante è non far diventare questo schema di pensiero quello che domina la nostra vita.

 

 

5 – Essere devoti al pessimismo

Dopo il vittimismo, c’è il pessimismo.
Non c’è niente che alimenti meglio il mostro dell’infelicità quanto il pessimismo cosmico.
Il problema dell’atteggiamento pessimista è che, al di là dell’infelicità che porta, rischia di trasformarsi in una profezia che si auto-avvera.
Alcune persone sono così ossessionate dal fatto che il partner possa lasciarle, che iniziano a modificare il proprio comportamento.
Diventano assillati, sospettose. Iniziano a controllare il cellulare e gli spostamenti dell’altro.
Questo nuovo comportamento (che prima non c’era!) secca veramente tanto il partner, che non riconosce più il/la proprio/a fidanzato/a a causa dei nuovi comportamenti che ha assunto.
Il risultato è che si stanca e lo/la scarica.
La profezia iniziale si è auto-avverata a causa di chi l’aveva immaginata!
Questo è un fenomeno studiato in ogni situazione, soprattutto sul luogo di lavoro.
I pensieri pessimisti sono difficili da eliminare, almeno fino a quando non ti rendi conto di quanto siano illogici.
Sforzati di farlo, eviterai di sabotarti da solo.

   

LEGGI ANCHE:Il Primo Amore? Un Trauma, Per Questo Non Si Scorda Mai”

 

 

6 – Lamentarsi in continuazione

Lamentarsi è un comportamento auto-rinforzante, ed è pericoloso quanto il pessimismo cronico.
Stare lì, costantemente a pensare e a raccontare agli altri di quanto sia negativa la propria vita, non fa altro che affermare le convinzioni negative.
E’ vero che parlare di ciò che ci dà fastidio ci fa sentire un po’ meglio, ma è anche vero che si rischia di alimentare l’infelicità, se questa cosa diventa un’abitudine.
Infine, c’è lo spiacevole effetto del lamento: allontana chi ti sta intorno, e ritorniamo al punto 3.

 

 

7 – Ingigantire i problemi

Gli eventi negativi accadono a tutti.
La differenza è che le persone felici li considerano per quello che sono, ovvero una sfiga passeggera, mentre gli infelici li interpretano come un’ulteriore prova di come la vita voglia distruggerli.
Se una persona felice viene tamponata mentre sta guidando verso casa, indubbiamente imprecherà contro tutti i segni zodiacali del tamponatore e di tutta la sua generazione precedente.
Il punto è che la storia finisce lì.
Ci si scambiano i documenti, ci si promette di sentirsi in serata per quantificare il danno e risolvere il problema senza passare per gli avvocati. Stop.
Alla fine della giornata, la persona felice si lascerà cadere sul divano e penserà:
“Che seccatura! Per fortuna, però, che né io né mio figlio ci siamo feriti. Poteva andare peggio”.
La persona infelice, al contrario, vedrà quell’episodio come un’ulteriore conferma di quanto la sua esistenza sia negativa e maledetta.
E’ tutta una questione di prospettiva.
Stesso evento (stesso danno), diverse reazioni.

 

 

8 – Nascondere i problemi sotto il tappeto

Gli infelici, a differenza degli altri, non si assumono la responsabilità delle proprie azioni, considerano i problemi e gli errori come una minaccia e per questo tentano sempre di nasconderli.
Semplicemente li ignorano.
Il problema è che più si cerca di ignorare i problemi, più questi si ingigantiscono, in quanto non si fa niente per risolverli e si inizia a credere che nulla si possa fare.
Ti suona familiare? Sei appena caduto nella trappola del vittimismo, il punto 4.



 

 

9 – Non investire nella propria crescita

Poiché le persone infelici hanno un pessimismo strabordante e credono di avere un controllo pressocché nullo degli eventi che li riguardano, tendono a non investire sulla propria crescita.
Non migliorano, non ci provano nemmeno. Preferiscono meravigliarsi che nulla cambi… pur restando loro sempre gli stessi!
Facciamo un esempio.
Io potrei essere un brillante 25enne in cerca di lavoro.
Mando curriculum (striminzito, a dir la verità) a tutta forza, e mi stupisco se non ricevo alcuna risposta.
Dall’altra parte, invece, c’è un altro brillante 25enne, praticamente identico a me.
Quest’ultimo, non limitandosi a far dipendere il proprio futuro a qualcun altro (cioé quella persona che nella migliori delle ipotesi lo assumerà), decide di studiare per conto proprio e migliorarsi.
Diciamo che inizia a studiare da autodidatta come si programmano app oppure come si creano siti web, che è un bel settore in crescita e che non richiede per forza una laurea.
Accende il PC e per 2 ore al giorno, invece di guardare canali spazzatura in TV, segue uno dei numerosissimi corsi gratuiti che ormai si trovano su Internet. A un certo punto acquista anche un manuale accademico in libreria.
Passano diversi mesi e il secondo giovane possiede una competenza che il primo non ha, e avrà più probabilità di emergere.
Detto in poche parole, ha investito su se stesso invece di affidare le proprie sorti alla lotteria dei curriculum.
Mal che vada (e noi gli auguriamo di no), potrà guadagnare qualcosa sfruttando le sue nuove abilità, nell’attesa di crescere ancora di più e avere un prestigio superiore agli occhi dei datori di lavoro.
Non è facile, non è “il sogno americano” quello che si vuole promuovere.
Si cerca solo di sottolineare la differenza tra i due approcci.

 

 

10 – Paragonarsi costantemente agli altri

La felicità viene logorata dalla gelosia e dall’invidia.
Se hai passato la tua vita a confrontarti e paragonarti agli altri, è l’ora di smetterla.
L’Ecole d’Economie de Paris ha studiato 19.000 persone provenienti da 24 paesi europei per capire il rapporto tra felicità e la ricchezza degli altri.
Il risultato è che 3 europei su 4 (il 75%) si sentono frustrati quando vengono a sapere che colleghi, amici o familiari guadagnano di più.
La ricchezza degli altri risulta essere inversamente proporzionale alla loro felicità. Più cresce la prima, più diminuisce la seconda.
Lo studio è stato condotto durante il recente periodo di crisi (non a caso).
Se sospettavi che i sorrisini e i complimenti dei tuoi amici riguardo il tuo alto stipendio fossero finti, molto probabilmente ci hai visto giusto.
Ma questo ci insegna anche un’altra cosa: non è per nulla conveniente fare dei confronti infiniti con chi ci sta intorno.
Focalizzati sul tuo obiettivo, non su quello degli altri.

 

 

Conclusioni

Cambiare le tue abitudini per essere più felici è l’idea più intelligente che possa venirti in mente.
Hai veramente un grande potere quando cerchi di influenzare i tuoi pensieri e i tuoi comportamenti per migliorare la tua vita, perché non sfruttarlo?
Sia chiaro, là fuori ci sono persone che stanno combattendo battaglie interiori indicibili.
Chi perde il lavoro e non ha nemmeno il tempo per pensare a come migliorarsi, chi scopre di avere una malattia incurabile, ecc.
Queste persone avrebbero poco da essere felici, e buon ragione.
Il messaggio di questo articolo è che possiamo fare molto per migliorare la nostra condizione, di tanto o poco che sia. Non importa quanto, bisogna comunque sforzarsi e mai arrendersi. E’ nostro diritto vivere una vita soddisfacente, lo dobbiamo fare per noi stessi.

Infine, è doveroso ricordare che chi ha una visione del mondo positiva e pro-attiva, può rende felice chi gli sta intorno, scatenando un effetto a catena che, magari, potrebbe cambiare l’intero corso degli eventi.

 

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Articolo consigliato: “Ecco Perché Superare Un Trauma Ti Rende Migliore
Lettura consigliata: “La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere” di Russ Harris.
Puoi leggere un estratto del libro a questo indirizzo.

La trappola della felicità

 

   
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